UN TORNEO DI CALCIO A 5, MA SOPRATTUTTO UNA LEZIONE DI INCLUSIONE

Si è concluso lunedì 31 agosto, sul campetto di via Basilicata a Campobasso, il primo torneo di calcio a 5 organizzato dall’Associazione Liberamente Insieme di Campobasso. A condurre la serata è stata Letizia Maselli dell’Associazione “Vivi Colle dell’Orso”, che gestisce il campetto di via Basilicata.

A conquistare il primo posto è stata la Heracles, premiata dal dott. Franco Addona, direttore del Centro di Salute Mentale di Campobasso. Seconda classificata la squadra dei Sanniti, premiata dalla dott.ssa Irene Pontarelli.

Sul terzo gradino del podio si sono classificati i Titans, premiati dal presidente dell’Associazione Liberamente Insieme, Gianpietro Petrone.

È stato inoltre premiato, sempre dal dott. Franco Addona, il capocannoniere del torneo, Luca Bellitti. Domenico Fazioli e Gianpietro Petrone hanno invece premiato la squadra che si è distinta per il “Fair Play” (Titans) e i due allenatori-organizzatori del torneo, Daniele Cavallo e Marco Passarella.

A prima vista potrebbe sembrare uno dei tanti tornei estivi di calcio a 5. Ma questa esperienza ha avuto qualcosa di speciale: ad organizzarlo è stata un’Associazione che da anni combatte lo stigma legato al disagio mentale e promuove inclusione, partecipazione e cittadinanza attiva.

Ed è proprio su questo terreno che il torneo ha centrato pienamente il suo obiettivo. Perché, nel rettangolo di gioco, è successo qualcosa di semplice ma, allo stesso tempo, rivoluzionario: erano tutti uguali.

Le squadre partecipanti erano composte da ragazzi con e senza fragilità, che hanno giocato insieme condividendo non soltanto il campo, ma un’esperienza autentica di inclusione e partecipazione.

Nessuna etichetta, nessuna distinzione. Nessuno era “il ragazzo fragile” o “quello con un problema”. C’erano soltanto compagni di squadra e avversari, persone che giocavano, correvano, esultavano e, qualche volta, litigavano per un fallo.

A chi ci chiedeva: «Ma quali sono i ragazzi con fragilità?», abbiamo potuto rispondere soltanto: «Cercali!».

Ed è forse proprio questa la vera inclusione: creare contesti nei quali le differenze non vengono negate, ma smettono di trasformarsi in etichette e di diventare motivo di separazione.

È questa la strada che, come Associazione, vogliamo continuare a percorrere. Perché l’inclusione non si proclama nei convegni o nelle dichiarazioni di principio: si costruisce nella vita quotidiana, nei luoghi di tutti, nelle relazioni e nelle esperienze condivise. Anche, e forse soprattutto, su un campetto di calcio.

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