IL PROGETTO DI VITA DIVENTA DIRITTO: PERSONALIZZAZIONE, PARTECIPAZIONE E DIRITTI NELLA NUOVA STAGIONE DELLA DISABILITÀ

Con l’adozione del decreto legislativo 63/2024, che modifica la Legge 104/1992, l’Italia compie un passo significativo verso una nuova concezione della disabilità, finalmente centrata sulla persona e sul suo “Progetto di vita”. Il provvedimento supera l’attuale sistema di accertamento, introducendo un’unica valutazione multidimensionale effettuata da un’équipe multidisciplinare — e non più dalla sola commissione INPS — chiamata a integrare aspetti clinici, ambientali e sociali. Si abbandona così una lettura meramente sanitaria, ridisegnando equilibri e responsabilità in una prospettiva più ampia e inclusiva, senza più gerarchie tra i livelli di intervento. Elemento qualificante della riforma è l’introduzione del “Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato”, costruito a partire dai desideri, dalle potenzialità e dalle esigenze della persona con disabilità. Le persone con disabilità sono, infatti, le uniche autentiche esperte della propria esistenza: solo loro possono indicare con chiarezza ciò di cui necessitano e ciò che intendono realizzare. Il progetto vedrà coinvolte le famiglie, i servizi sociali e sanitari, la scuola e il mondo del lavoro, con l’obiettivo di garantire l’effettivo esercizio delle libertà e dei diritti civili e sociali nei diversi contesti di vita liberamente scelti. Non vi saranno più procedure o progetti standardizzati. Come ogni persona, anche chi vive una condizione di disabilità evolve nel tempo; di conseguenza, dovranno evolvere con essa anche i servizi e i progetti di sostegno. In termini concreti, la garanzia dei servizi non potrà venire meno al mutare dei contesti di vita, ma dovrà adattarsi ad essi, assicurando continuità e coerenza nel percorso individuale. La sperimentazione, già avviata in diverse province, tra cui Isernia e, più recentemente, Campobasso, entrerà a regime dal 1° gennaio 2027. Affinché la riforma non resti un enunciato programmatico, saranno indispensabili adeguate risorse, investimenti nella formazione e un solido coordinamento tra Stato ed enti locali, nonché tra amministrazioni pubbliche e realtà del Terzo settore. Per l’attuazione della riforma, gli enti del Terzo settore saranno chiamati, nell’ambito delle risorse previste e in collaborazione con soggetti pubblici e privati, a garantire servizi e interventi non standardizzati ma flessibili, idonei a rispondere in modo puntuale alle esigenze di sostegno del singolo, all’interno del progetto personalizzato. Resta, tuttavia, una possibile criticità: l’assenza di sistemi strutturati di governance potrebbe comprometterne l’efficacia complessiva. La sfida, dunque, non è soltanto normativa, ma culturale e organizzativa. Solo così il “Progetto di vita” potrà tradurre in realtà quella visione di emancipazione e dignità che rappresenta, da sempre, il cuore del sogno basagliano.

Mimmo Fazioli

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